Legge sulle DAT incostituzionali? A cura dell’ Avv. Oscar Manca

Il disegno di legge in questione, in primis, tratta del rapporto medico–paziente, descritto singolarmente come l’incontro tra due autonomie. Tale rapporto è, invero, asimmetrico: v’è un soggetto portatore di un bisogno e un medico che può provare a rispondere con scienza e coscienza.

In secondo luogo, de facto, introduce la possibilità che un paziente venga lasciato morire, non certo dignitosamente, di fame e di sete, qualificando come “trattamenti sanitari” la nutrizione e l’idratazione artificiale. Questi, fino ad oggi, erano considerati come “sostentamento vitale di base”, in quanto delle “procedure assistenziali non costituiscono atti medici solo per il fatto che sono messe in atto inizialmente e monitorate periodicamente da operatori sanitari” (Comitato Nazionale Bioetica, anno 2005).

Per quanto attiene ai minori d’età o agli incapaci, il consenso al trattamento sanitario è rifiutato dal genitore o dal tutore, “nel pieno rispetto della sua dignità”. Tale concetto non è strettamente giuridico, è piuttosto labile, si presta ad una pluralità di interpretazioni, come testimonia la storia del XX secolo.

Infine, il d.d.l. tratta delle “DAT”: in previsione di una propria futura incapacità, è possibile esprimere il proprio consenso o il rifiuto ai trattamenti sanitari. Tuttavia, si vorrebbe equiparare un consenso/dissenso attuale, informato, specifico, univoco a quello virtuale, futuro, disinformato proprio poiché espresso dinanzi ad un quadro non ancora compiuto di eventi.

Il medico è descritto quale esecutore di ogni volontà del paziente, eppure la professione è definita da scopi specifici, e si può ben discutere che tra questi ci sia anche il dare o facilitare la morte del paziente.

 

Incontro informativo sulla Legge del Testamento Biologico (DAT)

Incontro informativo sulla Legge del Testamento Biologico (DAT)
rivolto agli operatori della Curia Diocesana di Cagliari

Martedì 9 gennaio presso la sala Benedetto XVI alle ore 11, si è tenuto un primo incontro rivolto agli operatori degli uffici pastorali della curia diocesana, sul tema della Legge recentemente approvata dal Senato sul testamento biologico dal titolo: “Norme in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari”. Ha partecipato all’incontro l’Arcivescovo di Cagliari e Presidente della CES, S. E. Mons. Arrigo Miglio, il quale ha rivolto un saluto ai partecipanti e ha lodato l’iniziativa finalizzata a conoscere la Legge nel confronto con quanto la dottrina della Chiesa ha sempre ribadito nella continuità del Magistero ecclesiale. L’incontro ha visto come relatori alcuni esperti nelle scienze giuridiche e mediche ed è stato moderato dal Prof. don Paolo Sanna Docente di Bioetica alla Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna. Hanno partecipato come relatori esperti l’avv. Oscar Manca, il Prof. dr. Giuseppe Castello, medico e docente della Pontificia Facoltà Teologica, e il dr. Luigi Cadeddu, medico presso il 118 della ASL. Dopo le tre relazioni con le quali è stata presentata la Legge sotto molteplici angolature, i partecipanti hanno rivolto ai relatori le proprie domande evidenziando alcune perplessità sulla conformità della Legge al dettato costituzionale, sul diritto alla tutela della vita e della salute del pazienze, sull’obiezione di coscienza e sul protocollo di emergenza, temi che appaiono affrontati in modo non esaustivo e quantomeno controverso dalla legge in questione. L’incontro si è concluso con l’auspicio di iniziare una serie di incontri tematici sul fine-vita rivolti ad un uditorio più ampio, coinvolgendo esperti giuristi e medici, per permettere a tutti la giusta informazione nel pieno rispetto della salvaguardia della libertà di pensiero per tutti i cittadini, ma soprattutto nel pieno rispetto del valore intangibile della vita umana e della sua dignità.

Comunicato Stampa Conferenza Episcopale Sarda

Il 5 dicembre c.m. la Conferenza Episcopale Sarda, radunata in seduta ordinaria presso il Centro di Spiritualità “N.S. del Rimedio” in Donigala Fenughedu, sotto la Presidenza di Monsignor Arrigo Miglio, ha affrontato diverse questioni riguardanti la Facoltà Teologica della Sardegna, il Seminario Regionale, l’accorpamento degli Istituti Diocesani per il Sostentamento del Clero.
In apertura di riunione, Monsignor Arrigo Miglio, ricordando la recente 28^ Settimana Sociale dei Cattolici Italiani tenutasi a Cagliari nei giorni 26-29 ottobre u.s., sottolinea le numerose testimonianze di vivo apprezzamento per l’organizzazione e per l’accoglienza ricevute da parte dei partecipanti, vescovi, sacerdoti e laici. Di particolare rilievo, ha sottolineato, il percorso di preparazione fatto non solo dalla Diocesi di Cagliari ma da tutta la Regione Ecclesiastica, soprattutto con i sei seminari di studio, i cui risultati sono confluiti nel lavori dell’importante assise. Si tratta di una preziosa eredità per il futuro, sia in termini di contenuti e di prospettive pastorali, sia per la qualità dei delegati provenienti dalle diverse Diocesi sarde. Sono un prezioso gruppo di lavoro che potrà tornare utile per future iniziative volte ad individuare e promuovere anche in Sardegna buone pratiche di lavoro.
Proseguendo la riflessione sulla lingua sarda nella Liturgia, ripresa con decisa e unanime volontà dei Vescovi da oltre un anno, si è fatto il punto sullo stato attuale dei lavori portati avanti da un’Associazione di esperti, d’intesa con la Conferenza Episcopale Sarda. Ad essi era stato affidato il compito di predisporre la traduzione dei testi dell’ordinario della Santa Messa (le parti fisse), e una decina di parti proprie relative alle feste del Signore, della Madonna e dei Santi. Una buona parte di tali testi è stata già predisposta nella variante campidanese e in quella logudorese, alcuni altri devono essere ancora completati. Tali testi verranno esaminati e valutati da una commissione presieduta da Monsignor Ignazio Sanna, vescovo delegato per la Liturgia, e composta da alcuni specialisti nelle materie interessate, Liturgia, Sacra Scrittura, Linguistica sarda. Tale commissione riferirà alla Conferenza, prima che questa approvi e inoltri alla Santa Sede la richiesta di un’approvazione ad experimentum.
La decisa accelerazione data alla questione dalla Conferenza Episcopale risponde a un’esigenza diffusa nella Regione e dall’imput a suo tempo dato dal Concilio Plenario Sardo. Naturalmente l’ultima parola spetterà alla Santa Sede, l’autorità suprema in questa come nelle questioni di maggior peso della Chiesa. La Conferenza si farà interprete della fiduciosa speranza dei fedeli sardi.
Nel corso della seduta la Conferenza ha proceduto anche al conferimento della delega per due importanti settori pastorali al nuovo arcivescovo di Sassari, monsignor Gian Franco Saba: quella della Cultura e delle Comunicazioni sociali, finora ricoperta da Monsignor Paolo Atzei, e quella per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso finora ricoperta da monsignor Roberto Carboni.
Inoltre:
– Don Ignazio SERRA dell’Arcidiocesi di Oristano, è stato nominato incaricato regionale per il Turismo
– Don Giorgio LISCI, della Diocesi di Ales-Terralba, nuovo incaricato regionale per la Pastorale della Salute
– Don Giulio MADEDDU, dell’Arcidiocesi di Cagliari, consulente ecclesiastico della sezione sarda dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI).

 

Il segretario della CES

+ Sebastiano Sanguinetti

Il messaggio dei Vescovi sardi per la Settimana sociale dei cattolici (Cagliari 26-29 ottobre)

 

 In occasione della prossima Settimana sociale dei cattolici italiani, che si svolgerà a Cagliari dal 26 al 29 ottobre, i vescovi sardi – riuniti in assemblea nei giorni 2 e 3 ottobre, hanno rivolto alle comunità dell’Isola il messaggio che pubblichiamo.

MESSAGGIO DELLA CONFERENZA EPISCOPALE SARDA

PER LA 48ma SETTIMANA SOCIALE DEI CATTOLICI ITALIANI

Siamo ormai prossimi alla celebrazione della “48ma Settimana Sociale dei cattolici italiani”, sul tema «Il lavoro che vogliamo: libero, creativo, partecipativo, solidale».

Essa si terrà a Cagliari dal 26 al 29 ottobre, e ciò sollecita noi cattolici della Sardegna a riflettere con ancor più attenzione sul significato del lavoro e sulle modalità con cui viviamo i grandi e complessi problemi ad esso collegati.

Noi Vescovi, per la responsabilità pastorale verso le nostre Chiese, vogliamo perciò richiamare tutti a non perdere questa occasione: anche noi possiamo contribuire ad “aprire processi” (EG 222-225) positivi utili a  superare i problemi spesso drammatici del mondo del lavoro e ad affrontare con speranza le prospettive future.

Non è la prima volta che invitiamo a questa fatica. A pochi mesi dal pellegrinaggio di Papa Francesco a Bonaria nel settembre 2013, vi abbiamo indirizzato la Lettera pastorale “Un cammino di speranza per la Sardegna” su alcuni urgenti problemi sociali e del lavoro, e da allora abbiamo continuato ad accompagnare premurosamente l’evoluzione delle tante situazioni di crisi che purtroppo periodicamente si ripresentano nelle diverse realtà industriale, agro-pastorale e in tutti gli ambiti lavorativi della nostra Regione.

Come cristiani non possiamo dimenticare che il lavoro è sempre al servizio dell’uomo e non il contrario, e che la dignità della persona umana, che passa anche dal lavoro, non è mai calpestabile. L’impegno della Settimana sociale è già iniziato in quest’anno di preparazione: anche nelle nostre diocesi si sono svolti sei incontri, con importanti contributi di persone competenti e appassionate. Esso dovrà continuare anche dopo il convegno di Cagliari.

Vogliamo aprire lo sguardo non tanto ai numeri e alle statistiche, ma alle persone, alle vite concrete, alle speranze oltre che alle delusioni, con attenzione alla dignità di ognuno e alla solidarietà, prendendo coscienza delle presenti criticità, a partire dalla allarmante situazione della disoccupazione giovanile, ma anche guardando con attenzione alle esperienze lavorative e alle buone pratiche esistenti e dando nuovo impulso a risorse come l’artigianato, l’agricoltura, il turismo, per contribuire a trovare nuove strade e proporre all’intera società italiana una direzione di marcia che porti a superare la crisi in cui essa versa da troppi anni.

Chiediamo a tutte le nostre Comunità cristiane, a tutte le persone di buona volontà e in particolare a chi ha doveri istituzionali, di aprirsi concretamente a questo impegno e di accompagnare con responsabilità, nella preghiera e nella riflessione, la Settimana Sociale dei cattolici italiani, perché anche la nostra Chiesa di Sardegna, collaborando responsabilmente al progetto originale di Dio Creatore (Gn. 2,6ss), concorra a realizzare il lavoro che vogliamo: libero, creativo, partecipativo e solidale.

Affidando questo nostro cammino di ricerca e di rinnovamento all’intercessione di Nostra Signora di Bonaria e dei nostri Santi, chiediamo per ciascuno e per ogni famiglia la benedizione del Signore.

 

Cagliari, 4 ottobre 2017

Festa di S. Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia.

 

I Vescovi della Sardegna

Monsignor Miglio continuerà il suo servizio per altri due anni

A poco più di due mesi dal compimento dei 75 anni di età, la Nunziatura Apostolica ha comunicato a monsignor Arrigo Miglio che il Santo Padre Francesco ha prorogato per altri due anni il suo mandato come Arcivescovo di Cagliari.

Come previsto dal Codice di diritto canonico, l’Arcivescovo aveva puntualmente provveduto a consegnare le proprie dimissioni nello stesso pomeriggio del suo compleanno. Conseguentemente alla decisione pontificia, il pastore della diocesi di Cagliari e presidente della Conferenza episcopale sarda, potrà così continuare, con immutato impegno, il cammino intrapreso negli anni precedenti, certo della generosa e fattiva collaborazione di tutte le componenti della comunità diocesana.

 

Biografia del Presidente della Conferenza Episcopale Sarda : 

Nato a San Giorgio Canavese in provincia  di Torino, diocesi di Ivrea il 18 luglio 1942, ha frequentato il Seminario vescovile dal 1958 al 1964. Alunno poi dell’Almo Collegio Capranica a Roma dal 1964 al 1970. Licenziato in Teologia alla Pontificia università gregoriana e in Scienze bibliche presso il Pontificio istituto biblico, è stato ordinato sacerdote per il clero di Ivrea nella chiesa parrocchiale di San Giorgio Canavese,  il 23 settembre 1967 da monsignor Luigi Bettazzi.

Nella diocesi di Ivrea ha espletato gli incarichi di vice-parroco al Sacro Cuore, direttore della casa dell’Ospitalità, vicario episcopale per la Carità, parroco al Santissimo Salvatore, vicario episcopale per la pastorale, parroco di Quassolo, poi di Lugnacco, rettore del Seminario, vicario generale dal gennaio 1980 ad aprile 1992.

Per diversi anni è stato docente di Sacra Scrittura nella Federazione degli studentati teologici di Torino. Con tale competenza per 15 anni è stato relatore nella Settimana biblica della Sardegna a Santulussurgiu. È stato segretario della Conferenza episcopale piemontese e presidente del Comitato scientifico delle Settimane sociali dei cattolici italiani fino al 2016 e membro della Commissione episcopale della Cei per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace. È stato assistente ecclesiastico generale dell’Associazione guide e scout cattolici italiani.

Eletto alla sede vescovile di Iglesias il 20 marzo 1992, ordinato vescovo nella cattedrale di Ivrea il 25 aprile 1992, ha preso possesso il 14 giugno 1992. Trasferito alla sede vescovile di Ivrea il 20 febbraio 1999, ha preso possesso il 25 aprile 1999. Promosso alla sede arcivescovile di Cagliari il 25 febbraio 2012, ha preso possesso il 18 aprile 2012, ha inaugurato solennemente il ministero episcopale il giorno della festa della Madonna di Bonaria. Ha ricevuto il pallio da papa Benedetto XVI il 29 giugno e il 3 settembre è eletto presidente della Conferenza episcopale sarda.

 

(Fonte: Il Portico)

Mons. Gianfranco Saba, nominato nuovo Arcivescovo di Sassari

Il Santo Padre Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi metropolitana di Sassari (Italia), presentata da S.E. Mons. Paolo Mario Virgilio Atzei, O.F.M. Conv.

Il Papa ha nominato Arcivescovo Metropolita di Sassari (Italia) il Rev.do Mons. Gian Franco Saba, del clero della diocesi di Tempio-Ampurias, Parroco (già Rettore del Pontificio Seminario Regionale Sardo).

Rev.do Mons. Gian Franco Saba

Il Rev.do Mons. Gian Franco Saba è nato il 20 settembre 1968 a Olbia, in provincia di Sassari, nella diocesi di Tempio-Ampurias. Concluso il percorso del Seminario Minore diocesano, ha proseguito la sua formazione al sacerdozio per un biennio presso il Seminario Regionale Umbro e l’Istituto Teologico di Assisi e poi presso il Pontificio Seminario Regionale Sardo di Cagliari, conseguendo il Baccalaureato in Teologia presso la Facoltà Teologica della Sardegna.

Ha proseguito gli studi per la specializzazione presso l’Istituto Patristico Augustinianum di Roma, ove ha ottenuto la Licenza in Teologia e Scienze Patristiche, il Diploma in Scienze Patristiche per la ricerca e la docenza ed infine il Dottorato nella stessa disciplina. Ha frequentato, inoltre, l’ISTR dell’IC de Paris per la specializzazione in “Interculturalité Religions et Societé”. Si è iscritto anche al corso di “Sistemi di comunicazione nelle relazioni internazionali” presso la Facoltà di Lettere dell’Università per stranieri di Perugia.

È stato ordinato sacerdote il 23 ottobre 1993, incardinandosi nella diocesi di Tempio-Ampurias.

Dopo l’ordinazione sacerdotale è stato Vicerettore e Rettore del Seminario Diocesano, Membro del Consiglio Presbiterale Diocesano e del Collegio dei Consultori. Dal 1998 al 2001 è stato anche Assistente Diocesano dei Giovani di Azione Cattolica e Delegato della Commissione Presbiterale Regionale, Membro della Commissione preparatoria del Sinodo Diocesano; Assistente Diocesano e Regionale del Movimento Ecclesiale d’Impegno Culturale.

Nel 2001 è divenuto Direttore dell’Istituto Diocesano di Scienze Religiose, sviluppandolo nel 2004 in Istituto Euromediterraneo-ISR e quindi in Istituto Superiore di Scienze Religiose riconosciuto dalla Santa Sede. Ha fondato e diretto il progetto editoriale dell’Istituto, la Collana di studi e ricerche di religione e società. Dal 2004 è Docente stabile associato di Teologia Patristica nella Facoltà Teologica della Sardegna.

Nel 2008 è stato nominato Amministratore parrocchiale della parrocchia di Nuchis. Dal 2010 al 2015 è stato Rettore del Pontificio Seminario Regionale Sardo di Cagliari. Dal 2015 è Parroco a Sant’Antonio di Gallura. Nel 2011 è stato nominato Cappellano di Sua Santità. Ha prodotto numerose pubblicazioni degne di nota e contributi scientifici apparsi su riviste specializzate.

ESERCIZI SPIRITUALI SACERDOTI dal 13 al 17 febbraio 2017

ESERCIZI SPIRITUALI aperti al CLERO della SARDEGNA.

Presso la casa Pozzo di Sichar (Via dei Ginepri, 32 – loc. Capitana)

Predicatore: Mons. Domenico Sigalini, Vescovo di Palestrina, assistente generale di azione cattolica e resp. Del COP Centro di Orientamento Pastorale, e primo direttore del servizio nazionale di  pastorale giovanile della CEI.

(Per chi desidera può contattare Il Vicario Generale di Cagliari, Mons. Franco Puddu al cell.: 3683198778 – Email: vicario@diocesidicagliari.it)

Esercizi spirituali con i presbiteri della diocesi di Cagliari (13sr-17mt febbraio 2017)
“Essere preti a tempo pieno tra la gente per la speranza viva che è Gesù”

Lunedì 13 febbraio 2017
Introduzione: Vita da preti (1)
Essere preti significa essere uomini che hanno voglia di vivere e di orientarsi a una visione del mondo che ha Dio come creatore, che impostano la vita da credenti e che si collocano nella comunità cristiana da pastori a nome di Gesù Cristo.
Domande, sensazioni, esigenze, fotografie della nostra vita di presbiteri

Martedì 14 febbraio 2017
Mattino Chi è Gesù e chi è il prete (2)
Essere cristiani con un centro che è Gesù è anche la dimensione determinante della vita di un prete. E’ una centralità da cercare per una vita di santità e da servire per la santità dei credenti.
Lettura sinottica della vita di Gesù e del prete
Pomeriggio Contemplatori di Gesù morto e risorto, speranza dell’uomo(3)
La risurrezione di Gesù è sempre per tutti la contemplazione quotidiana da fare, da vivere, da annunciare, da ripensare per ogni nostra situazione di vita.
Lectio sui vangeli della risurrezione
Dopocena
Scambio di riflessioni pastorali sulla conversione missionaria della nostra pastorale

Mercoledì 15 febbraio 2017
Mattino Dalle speranze spente alle speranze vive (4)
Il prete è portatore di speranza: la vive in sé e la dona, la cerca per sé e la cerca con gli altri; si converte dalle speranze spente alle speranze vive
Lectio su alcuni brani della I Petri
Pomeriggio La chiamata al servizio presbiterale, a mettersi al servizio della comunione ecclesiale (5)
La qualificazione che Dio ci chiede è di essere servitori della comunione e guide della vita credente. Il compito che ci chiama alla conversione e alla fiducia.
Dopocena
Scambio di riflessioni pastorali sul mondo giovanile

Giovedì 16 febbraio 2017
Mattino: La chiamata alla vita, alla fede e al ministero (6)
La vita articolata del prete nella ricerca di una forte identità umana, cristiana e presbiterale. Il celibato come ricchezza anche antropologica
Pomeriggio L’Eucaristia tormento e gioia, sogno e speranza, del presbitero per la costruzione del Regno (7)
L’Eucaristia è la nostra ragion d’essere. Tornare a riflettere sulla sua istituzione ci aiuta ad accostarla come una grande atto di misericordia di Dio per noi e un compito nostro con Lui nei confronti dell’umanità.
Dopocena
Scambio di riflessioni pastorali sulla Amoris laetitia

Venerdì 17 febbraio 2017
Mattino Maria stella della evangelizzazione e madre del presbitero (8)
Una rinnovata devozione a Maria, vista come figliolanza e corresponsabilità nel portare gli uomini a Cristo e come esempio di maternità-paternità spirituale.
Commento ragionato di alcuni brani di vangelo che ci presentano Maria, la madre di Gesù
Se non c’è spazio per questa meditazione e c’è solo la messa conclusiva, la riflessione su Maria la faremo durante i rosari

Brevi omelie ad ogni celebrazione eucaristica. L’ultima di venerdì presieduta dall’arcivescovo

Proposta di Orario della giornata

Ore 8 Preghiera di Lodi
Colazione
Ore 9 1a Meditazione

Ore 11 Esposizione del Santissimo e adorazione personale

Ore 12 .30 pranzo

Ore 15.30 2a Meditazione

Ore 18 Celebrazione Eucaristica e recita del vespro

Ore 19.30 cena

Ore 20.30 Rosario

Ore 21 Eventuale dialogo in gruppo

Il giovedì o mercoledì al posto della adorazione, una veglia penitenziale e confessioni.

Ruolo giuridico del Testimone nel Battesimo

Il Codex Iuris Canonici presenta ai cann. 849-878 l’istituto del patrinato. In essi è specificato il ruolo ecclesiale del padrino e della madrina di Battesimo\Cresima, i requisiti e il fine di questo compito così importante.

Il decreto conciliare Christifideles laici al n. 23 ricorda: “Nell’apostolato personale ci sono grandi ricchezze che chiedono di essere scoperte per un’intensificazione del dinamismo missionario di ciascun fedele laico. Con tale forma di apostolato, l’irradiazione del Vangelo può farsi quanto mai capillare, giungendo a tanti luoghi e ambienti quanti sono quelli legati alla vita quotidiana e concreta dei laici. Si tratta, inoltre, di un’irradiazione costante, essendo legata alla continua coerenza della vita personale con la fede; come pure di un’irradiazione particolarmente incisiva, perché, nella piena condivisione delle condizioni di vita, del lavoro, delle difficoltà e speranze dei fratelli, i fedeli laici possono giungere al cuore dei loro vicini o amici o colleghi, aprendolo all’orizzonte totale, al senso pieno dell’esistenza: la comunione con Dio e tra gli uomini”[1]. Anche la figura del padrino deve essere considerata come un modo concreto di svolgere una missione nella Chiesa. Il munus del padrino è inserito nella funzione ecclesiale di testimoniare  con la propria vita e le proprie scelte l’adesione alla fede e al Vangelo.

Nel recente documento della CEI Incontriamo Gesù si legge: “Se i genitori vanno riconosciuti come primi educatori della fede dei loro figli, i padrini e madrine hanno la responsabilità di collaborare con loro per accompagnare i bambini e i giovani loro affidati.  Grande cura andrà, quindi, riservata a quanti, all’interno dell’ambiente familiare o comunitario,  possono essere scelti per rivestire tale ruolo: lungi dallo svilirli a livello pratico, si tratta di  prepararne la scelta, la qualificazione e la valorizzazione. A questo scopo, a seconda delle risorse  della comunità, possono essere pensati percorsi essenziali di preparazione insieme ai genitori,  affinché i candidati a essere padrini riflettano sull’assunzione di responsabilità connessa con questo  ruolo e sulla loro testimonianza di fede”[2].

Nel contesto di questa cura e premura da parte dei Pastori della Chiesa nei confronti del ministero dei padrini, occorre specificare anche per l’ambito canonico alcune sottolineature che emergono dalla prassi ecclesiale e dall’applicazione delle norme attualmente in vigore.

Il can. 872 ha un contenuto fortemente pastorale ove si afferma che il padrino ha innanzitutto il compito di curare la maturità della fede, di aiutare e favorire nel battezzato la vita evangelica e la fede nella Chiesa che ha professato in seno alla comunità cristiana. Il Codice al can. 872 esplicita quantum fieri potest: è una norma dunque non tassativa, il che non vuol dire che sia per ciò stesso facoltativa. “Per quanto sia possibile”, indica il valore chiaro e certo della figura del padrino nella Chiesa. È un ruolo che presuppone delle qualità fondamentali: un fede matura, una età qualificata e certificata come espressione di un cammino personale già in atto, la decisione di portare avanti un compito educativo per tutta la vita. Il padrino si impegna ad essere garante dell’accompagnamento personale e della cura personalis che la Chiesa è chiamata ad offrire a ciascun battezzato. Il Signore mediante il Battesimo ci chiama per nome e ci offre, non solo una nuova dignità come figli nel Figlio, ma si impegna con noi personalmente, non ci lascia soli, ci offre un aiuto personale che arriva a noi mediante la comunità cristiana di cui il padrino o la madrina è segno e strumento. Segno come espressione della fede della Chiesa che lui per primo è chiamato a vivere, strumento in cui si attua concretamente quell’accompagnamento amoroso e paterno che esprime l’Amore del Padre per i suoi figli.

Pertanto la Chiesa stabilisce i requisiti canonici per essere ammessi dal parroco proprio in cui si ha il domicilio canonico, al fine di ricevere il nihil obstat per il ruolo di padrino.

Il can. 873 afferma che può essere ammesso solo un padrino o una madrina, oppure padrino e madrina insieme. Si esclude la possibilità di due padrini o due madrine.

 

Il can. 874 elenca i requisiti:

 

Can. 874 – §1. Perché uno possa essere ammesso all’incarico di padrino, è necessario che:

1) sia designato dallo stesso battezzando o dai suoi genitori o da chi ne fa le veci oppure, mancando questi, dal parroco o dal ministro e abbia l’attitudine e l’intenzione di esercitare questo incarico;

2) abbia compiuto i sedici anni, a meno che dal Vescovo diocesano non sia stata stabilita un’altra età, oppure al parroco o al ministro non sembri opportuno, per giusta causa, ammettere l’eccezione;

3) sia cattolico, abbia già ricevuto la confermazione e il santissimo sacramento dell’Eucaristia, e conduca una vita conforme alla fede e all’incarico che assume;

4) non sia irretito da alcuna pena canonica legittimamente inflitta o dichiarata;

5) non sia il padre o la madre del battezzando.

  • 2. Non venga ammesso un battezzato che appartenga ad una comunità ecclesiale non cattolica, se non insieme ad un padrino cattolico e soltanto come testimone del battesimo.

 

Tra i requisiti fondamentali vengono elencati:

-L’attitudine e l’intenzione di svolgere tale incarico;

-L’età di 16 anni, tale requisito è soggetto di dispensa da parte del Vescovo o del parroco tenuto conto della giusta causa (es. l’approssimarsi del compimento dei 16 anni, la raggiunta maturità della fede a discrezione del parroco; etc..);

– Abbia ricevuto i sacramenti del Battesimo, dell’Eucarestia e della Cresima;

-Conduca una vita evangelica: si escude di conseguenza la permanenza in una scelta di vita contraria alla morale: (es.: i conviventi; coloro che sono sposati solo civilmente;  un separato o divorziato che convive con altra persona). Per contro può essere ammessa una persona sposata in Chiesa ma separata o che abbia subito il divorzio). Inoltre il parroco ha il compito di attestare la reale conduzione di una vita evangelica mediante la conoscenza diretta, domande ai candidati e se lo ritiene opportuno integrare la preparazione con una formazione prossima e immediata da impartire mediante un cammino di fede).

 

 

La Conferenza Episcopale Sarda ha elaborato un documento[3] rivolto alle comunità cristiane della Sardegna per offrire delle linee di orientamento generale sul ruolo dei padrini e delle madrine, presentando la figura del testimone al Sacramento del Battesimo e Cresima per quei casi di mancanza dei requisiti per svolgere la funzione di padrino.

Il §2 introduce la figura del padrino come testimone al battesimo: è il caso di un battesimo conferito ad una persona non cattolica. In tal caso il Battesimo si può conferire solo con la presenza di un padrino cattolico che funga da testimone.

Tale compito si inserisce nel ruolo del padrino in quanto esso non ha solo una funzione pedagogica ma ha anche quello di attestare l’avvenuto Battesimo. In quanto testimone del Battesimo ha il ruolo di testimoniare l’avvenuto conferimento del Sacramento. Ecco perché si parla di Testimone\Padrino.

Il documento della CEI Incontriamo Gesù afferma: “Si demanda alle Conferenze episcopali regionali il discernimento in materia e la valutazione dell’opportunità pastorale di affiancare – solo come testimoni del rito sacramentale – quelle persone indicate dalla famiglia che, pur non avendo requisiti prescritti, esprimono pur sempre una positiva vicinanza parentale, affettiva ed educativa”. Perciò per quanto possibile occorre dare una formazione ai Padrini\Testimoni per accompagnare i Battezzati nella scelta di vita cristiana, fatta salva la libertà del Testimone il quale non può essere obbligato a condividere o abbracciare tale scelta di vita.

L’utilità della figura del Testimone è meramente giuridica ovvero risponde alla necessità di attestazione dell’avvenuto conferimento del Battesimo\Cresima. Dal punto di vista pastorale il documento la presenta anche come una possibile soluzione per venire incontro a quelle situazioni di incompatibilità dei requisiti dovuti per il ruolo di padrino.

Nel Codice troviamo il ruolo di Testimone anche nel can. 1108[4] riferito alla forma canonica del Matrimonio religioso. Al fine di ottenere un consenso valido,  Ad validitatem occorre la presenza concomitante di due testimoni, l’assistente come teste qualificato, valido consenso dei nubendi. Nel caso del Battesimo o Cresima il Testimone ha il compito solo di attestare l’avvenuto conferimento, dunque non occorre per la validità del sacramento. Di conseguenza la figura del testimone non è sottoposta a nessuna condizione. L’unico requisito richiesto è che la persona scelta come testimone sia fornito di uso di ragione e che sia capace di testimoniare). Introducendo tale figura viene data la possibilità di far fronte ad alcune situazioni in cui sarebbe impossibilitata la persona a fare da padrino: (la casistica apre un vasto ventaglio, es.: appartenente ad altre confessioni di fede, atea o agnostica, divorziata e risposata, chi è iscritto ad associazione contraria ai fini della Chiesa come la massoneria, etc.). Nel caso dei fedeli ortodossi (cfr. can. 685 §3) è data facoltà di ammettere un padrino di fede non cattolica ma allo stesso tempo insieme ad un altro di fede cattolica.

Per ciò che concerne la registrazione dell’atto di Battesimo nel registro parrocchiale occorre sottolineare che, come nel caso del testimone di un Battesimo previsto dal can. 874 §2, anche in questi casi devono essere annotati il nome e cognome del testimone e le generalità come prevede il can. 877[5]. L’età del testimone di Battesimo\Cresima non viene specificata come nel caso del Matrimonio, dove è richiesta la maggiore età, o nel caso dei padrini dove è richiesta l’età dei 16 anni.

A rigor di logica per l’età del Testimone potrebbe essere applicato come criterio la valutazione del Parroco o del Vescovo Diocesano, come nel caso dei Padrini can. 847 §1 n.2.

Durante  la celebrazione, differentemente dal Padrino\Madrina, al Testimone non deve essere data alcuna attiva partecipazione poiché il loro ruolo è unicamente quello di garanti per l’attestazione dell’avvenuto conferimento del Sacramento. Ogni Vescovo diocesano potrà dare ulteriori disposizioni nel merito del contesto celebrativo.

 

 

 

 

 

 

[1] Concilio ecumenico Vaticano II, Decr. Christifideles laici, 23.

[2] CEI, Incontriamo Gesù. Orientamenti per l’annuncio e la catechesi in Italia, 22 maggio 2014, 23.

[3] CES, Orientamenti Generali sul ruolo dei padrini e madrine, 21 ottobre 2016, in http://www.oglrchiesasarda.it/

[4] Can. 1108 § 1. Ea tantum matrimonia valida sunt, quae contrahuntur coram loci Ordinario aut parocho aut sacerdote vel diacono ab alterutro delegato qui assistant, necnon coram duobus testibus, secundum tamen regulas expressas in canonibus qui sequuntur, et salvis exceptionibus de quibus in cann. 144, 1112, § 1, 1116 et 1127, §§ 1-2.

[5] Can. 877 § 1. Parochus loci, in quo baptismus celebratur, debet nomina baptizatorum, mentione facta de ministro, parentibus, patrinis necnon, si adsint, testibus, de loco ac die collati baptismi, in baptizatorum libro sedulo et sine ulla mora referre, simul indicatis die et loco nativitatis.

Orientamenti generali sul ruolo dei padrini e delle madrine

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Sono stati numerosi gli argomenti all’ordine del giorno della Conferenza Episcopale Sarda riunita sotto la presidenza di S.E. Mons. Arrigo Miglio presso il Seminario Regionale a Cagliari, nei giorni 17-18 ottobre u.s. “Orientamenti generali sul ruolo dei Padrini e delle Madrine” e l’introduzione dei “testimoni” nei sacramenti del Battesimo e della Cresima. E’ stato uno degli argomenti trattati dalla Conferenza, sfociato poi in un documento a firma di tutti i Vescovi, rivolto ai sacerdoti e alle comunità parrocchiali della Sardegna. E’ un tema molto sentito, e spesso fonte di malumori e malintesi nelle relazioni tra parroci e fedeli. COMUNICATO – DOCUMENTO – 

Lettera della CDF Iuvenescit Ecclesia: Tutela e riconoscimento giuridico dei movimenti ecclesiali

Papa Francesco ha ordinato la pubblicazione del nuovo documento della Congregazione per la Dottrina delle Fede dal titolo Iuvenescit Ecclesia, rivolto ai Vescovi della Chiesa Cattolica. Il contenuto della lettera è incentrato sulla relazione tra i doni gerarchici e carismatici per la vita e la missione della Chiesa. Con questo documento il Santo Padre “intende richiamare, alla luce della relazione tra doni gerarchici e carismatici, quegli elementi teologici ed ecclesiologici la cui comprensione può favorire una feconda ed ordinata partecipazione delle nuove aggregazioni alla comunione ed alla missione della Chiesa”. A ridosso del Cancilio Ecumenico Vaticano II, sono nate, come dono dello Spirito alla Chiesa, le nuove forme di comunità cristiane, le aggregazioni e i movimenti ecclesiali. Col presente documento il Santo Padre ribadisce alcuni criteri fondamentali da tenere presenti circa la salvaguardia di queste forme, la tutela e il riconoscimento del carisma originario e l’incremento del bene comune di tutta la Chiesa mediante l’edificazione del Corpo mistico di Cristo. I movimenti ecclesiali aprono una strada concreta di proposta per i giovani che vivono la diaspora del periodo post-cresima. Questi cammini di fede possono diventare così una grande possibilità per favorire l’incontro con Cristo, se in essi vengono favoriti percorsi e proposte educative significative. In tal senso il documento richiama l’importanza che in ogni Parrocchia venga dato spazio ai gruppi e alle aggregazioni giovanili che hanno proposte e cammini approvati dalla Conferenza Episcopale Italiana. Nel documento sono riproposti alcuni principi e criteri ecclesiologici fondamentali come la natura carismatica dei diversi carismi. Tra i criteri viene sottolineato il primato della vocazione alla santità, l’impegno per la diffusione del vangelo, la confessione della fede cattolica, la testimonianza di una comunione con tutta la Chiesa, la stima e la complementarietà con le altre aggregazioni carismatiche, la presenza di frutti spirituali e la dimensione sociale dell’evangelizzazione. Il carisma è un dono la cui rilevanza è estesa a tutta la Chiesa di Cristo. Non sono da inendersi come doni fini a se stessi, ma per l’incremento del Popolo dei battezzati. Pertanto occorre che vi sia un riconoscimento ufficiale e giuridico da parte della Chiesa universale circa l’autenticità di ogni carisma. Tale dono è dato ad un fondatore e continua a vivere in coloro che sono i testimoni viventi e nei testi scritti dei fondatori. In secondo luogo occorre che i carismi riconosciuti come strade valide per la Chiesa siano anche tutelati. Di qui la necessità che ogni carisma sia formalmente approvato mediante gli statuti e le costituzioni di ogni signola realtà carismatica. Il rapporto carisma-istituzione deve sempre essere espressamente mantenuto a fondamento di questo riconoscimento e a tutela dello stesso carisma. “Qui emerge il decisivo compito di discernimento che è di pertinenza dell’autorità ecclesiastica”. Perché sia riconosciuto tale ogni carisma deve facilitare a vivere non una parte del Vangelo ma tutto il messaggio rivelato in Cristo mediante la sua Incarnazione, Passione e Resurrezione. Il carisma diviene come un facilitatore nel cammino di sequela Christi. I carismi gerarchici hanno il compito di assumere questa responsabilità di tutela e garanzia rispetto ai doni carismatici. Del resto è pure necessario che le comunità carismatiche riconoscano la comunione con i propri Pastori. I doni gerarchici trovano la loro origine nel sacramento dell’ordine sacro, il quale viene trasmesso mediante la preghiera consacratoria e l’imposizione delle mani. Il documento insiste sulla dimensione del dono carismatico dato al fondatore rispetto alla partecipazione e alla successiva eredità spirituale che può essere vissuta da chi decide liberamente di far parte della comunità. “Le forme concrete e storiche di tale condivisione possono essere in sé differenziate; motivo per cui da un carisma originario, fondazionale, si possono dare, come mostra la storia della spiritualità, diverse fondazioni”. Viene ribadita l’utilità alla partecipazione a questi carismi anche per i ministri ordinati e per i religiosi consacrati come aiuto ad approfondire la propria fede in pieno ossequio alla volontà dei Superiori. Anche per i seminaristi in formazione è ribadito quanto già affermato in Pastores dabo vobis, ovvero che coloro che provengono da cammini di fede differenti rispetto alle parrocchie non devono sentirsi stradicati dalle loro realtà di origine ma devono inserirsi nel piano formativo del seminario apportando i frutti spirituali con la propria spiritualità.

Pertanto il documento ha lo scopo di chiarire e determinare la giusta collocazione da dare ai cammini di fede e alle nuove aggregazioni. Il Codice di diritto canonico non ha codificato la realtà di queste nuove comunità, ma lascia aperte diverse soluzioni possibili. Generalmente viene utilizzata la forma dell’associazione privata o pubblica di fedeli. Il documento dichiara che a partire dai rapporti tra carismi e doni gerarchici dovranno essere d’ora in poi tenuti in considerazioni due criteri fondamentali: il primo, il rispetto delle peculiarità carismatica di cui essa è portatrice; il secondo, il rispetto del regimen ecclesiale fondamentale, favorendo l’inserimento del carisma nel contesto della Chiesa universale e locale.

Don Riccardo Pinna

Docente Diritto Canonico all’ISSR